**Il generale dimenticato che riportò a casa 628 ragazzi americani**
La storia della guerra è spesso raccontata attraverso i nomi dei grandi comandanti, delle battaglie più famose e delle vittorie che hanno cambiato il corso del mondo. Eppure, dietro molte di quelle vittorie si nascondono uomini il cui contributo è stato immenso, ma che il tempo ha quasi cancellato dalla memoria collettiva. Uno di questi uomini fu Holland McTyeire Smith, il generale che contribuì a salvare centinaia di giovani americani e a rivoluzionare il modo in cui gli Stati Uniti combattevano nel Pacifico.
Nel novembre del 1943, le forze americane attaccarono l’atollo di Tarawa, una piccola isola corallina nel Pacifico centrale. Sulla carta, l’operazione sembrava semplice. In realtà si trasformò in un incubo. In appena 76 ore di combattimento, oltre mille americani persero la vita e migliaia rimasero feriti. I Marines dovettero attraversare acque poco profonde sotto il fuoco incessante delle mitragliatrici e dell’artiglieria giapponese. Molti morirono prima ancora di raggiungere la spiaggia. Le immagini della battaglia scioccarono l’opinione pubblica americana e mostrarono quanto potesse essere devastante un assalto anfibio contro una posizione ben difesa.
Solo tre mesi dopo, nel febbraio del 1944, gli Stati Uniti lanciarono un’altra offensiva contro l’atollo di Kwajalein nelle Isole Marshall. Anche questa volta si trattava di un’isola corallina fortificata e difesa da truppe giapponesi determinate a resistere fino all’ultimo uomo. Tuttavia, il risultato fu molto diverso. Le perdite americane furono significativamente inferiori e centinaia di soldati sopravvissero grazie a una pianificazione migliore e a nuove tattiche. Secondo molte stime, almeno 628 uomini tornarono a casa vivi perché gli errori commessi a Tarawa non furono ripetuti.
Dietro questo cambiamento vi era il lavoro di Holland Smith.
Nato il 20 aprile 1882 ad Hatchichubbee, in Alabama, Smith non proveniva da una famiglia con tradizioni militari. Suo padre era un avvocato di successo e uomo politico locale. Da giovane studiò scienze naturali all’Alabama Polytechnic Institute, oggi conosciuto come Auburn University, e successivamente conseguì una laurea in giurisprudenza presso l’Università dell’Alabama. Per un breve periodo esercitò la professione legale, convinto che quella sarebbe stata la sua strada.
Ma il destino aveva altri piani.
Nel 1904 fece domanda per entrare nell’Esercito degli Stati Uniti. La richiesta venne respinta. Non c’erano posti disponibili. Molti avrebbero abbandonato l’idea di una carriera militare. Smith invece tentò una seconda volta, questa volta nei Marines. Fu accettato nel 1905. Ironia della sorte, l’uomo che sarebbe diventato il padre della moderna guerra anfibia americana entrò nei Marines solo perché l’esercito gli aveva detto di no.
Durante i decenni successivi, Smith servì nelle Filippine, ad Haiti, nella Repubblica Dominicana e in altri territori dove gli Stati Uniti conducevano operazioni militari. In quei luoghi osservò una lezione che avrebbe segnato tutta la sua carriera: quando le truppe dovevano sbarcare su una costa difesa dal nemico, il numero delle perdite era spesso enorme. Troppo spesso i soldati venivano mandati contro ostacoli e fortificazioni senza una preparazione adeguata. Smith iniziò a studiare il problema con attenzione, annotando ogni errore e ogni possibile soluzione.
Negli anni Trenta sviluppò nuove teorie sulle operazioni anfibie. Insistette sull’importanza della ricognizione preventiva, del coordinamento tra marina e fanteria, dell’uso massiccio dell’artiglieria navale e della preparazione dettagliata di ogni fase dello sbarco. Molti consideravano le sue idee eccessivamente teoriche. Alcuni ufficiali ritenevano improbabile che gli Stati Uniti avrebbero mai avuto bisogno di condurre operazioni anfibie su larga scala.
Poi arrivò la Seconda guerra mondiale.
Quando il conflitto si estese al Pacifico, gli Stati Uniti si trovarono costretti a conquistare una lunga serie di isole fortificate. Improvvisamente, tutto ciò che Smith aveva studiato per anni diventò fondamentale. Le sue dottrine furono adottate, perfezionate e applicate nelle campagne che portarono le forze americane sempre più vicine al Giappone.
Tarawa rappresentò una lezione durissima. Ma fu anche il punto di svolta. Le analisi degli errori e le modifiche apportate alle tattiche permisero di ottenere risultati migliori nelle operazioni successive. Kwajalein ne fu la prova più evidente. Ogni miglioramento nella pianificazione significava meno giovani costretti a morire sulle spiagge del Pacifico.
Holland Smith non divenne mai una celebrità come Patton o MacArthur. Non fu il protagonista di grandi discorsi radiofonici né il volto più noto della vittoria americana. Tuttavia, il suo contributo salvò innumerevoli vite. Le sue idee permisero a migliaia di soldati di tornare dalle loro famiglie, di abbracciare i propri genitori, le proprie mogli e i propri figli.
La storia spesso ricorda coloro che guidano la carica. Ma a volte i veri artefici del cambiamento sono quelli che lavorano lontano dai riflettori, studiando problemi che nessuno considera importanti fino al giorno in cui diventano decisivi. Holland McTyeire Smith fu uno di quegli uomini. E per centinaia di famiglie americane, il suo nome significò qualcosa di più di una vittoria militare: significò il ritorno a casa.




