Mirbat, 1972: nove uomini SAS contro 400 ribelli — la battaglia che “non avrebbe dovuto essere possibile” . hyn
19 luglio 1972, Mirbat, Dhofar, Oman meridionale. Prima dell’alba, il silenzio viene spezzato da un attacco coordinato su tre fronti. Circa 400 ribelli del PFLOAG, armati di mortai, RPG e mitragliatrici pesanti, si lanciano contro una piccola posizione difesa da appena nove uomini.
Non sono truppe qualunque: sono operatori del Special Air Service.
Nella fortezza di fango alla periferia della città, quei nove soldati hanno solo una mitragliatrice pesante sul tetto, un pezzo d’artiglieria da 25 libbre e le loro armi personali. Nessun margine di errore. Nessuna possibilità apparente di resistere.
Eppure resistono.
Per sei ore, sotto un fuoco continuo, trasformano una posizione destinata a cadere in un punto fermo impossibile da espugnare. Uno di loro trascina un pezzo d’artiglieria fino alla linea di fuoco sotto il tiro nemico. Due non vedranno l’alba successiva.
Quando, settimane dopo, un ufficiale americano legge il rapporto dell’azione, annota una sola frase a margine: “Questo scontro non può essere spiegato dai numeri.”
Mirbat diventa così più di una battaglia: diventa un simbolo di resistenza estrema, dove la disciplina, la preparazione e la determinazione hanno ribaltato ciò che la logica militare considerava già deciso.



